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Rigetto della dipendenza dell'infermità da causa di servizio

Rigetto della dipendenza dell'infermità da causa di servizio

Quali vizi possono essere dedotti in sede di ricorso al Tribunale Amministrativo avverso un decreto di rigetto della dipendenza d’infermità da causa di servizio?

martedì 26 febbraio 2019

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Immagine: Pixabay.com

Non esiste una risposta che possa andare bene per tutte le circostanze: la motivazione di ciascun provvedimento varia, ovviamente, a seconda della situazione e delle vicende personali dell’interessato e necessita, quindi, di essere esaminata analiticamente per poter valutare se sussistano o meno i presupposti per l’impugnazione.

In via generale si può affermare che la pur ampia discrezionalità di cui gode la Pubblica Amministrazione in questa materia incontra il limite della coerenza logica e della ragionevolezza, con conseguente obbligo della stessa amministrazione di dare conto nella motivazione del provvedimento dell’adeguata istruttoria espletata al fine di evidenziare le circostanze che facciano ritenere la non sussistenza del nesso di causalità tra patologia e fatti di servizio.

È bene, inoltre, evidenziare che l’eventuale accoglimento da parte del giudice amministrativo del ricorso proposto avverso un provvedimento di rigetto della dipendenza di infermità da causa di servizio non comporterà automaticamente il rilascio del decreto di accoglimento, bensì l’obbligo per la Pubblica Amministrazione di sanare i vizi rilevati dal giudice e quindi di riesaminare la domanda alla luce dei rilievi da questi formulati.

Un primo esempio pratico, che può aiutare i lettori a meglio comprendere quanto sopra esposto, è un caso di cui si sono recentemente occupati i giudici amministrativi, che hanno dovuto pronunciarsi su un ricorso che aveva per oggetto un decreto di rigetto della dipendenza da c.s.

Il T.A.R. Toscana nella sentenza n. 462/2016 ha evidenziato, in questo caso,  come la motivazione del parere del Comitato di Verifica fosse “affermazione stereotipa, in quanto – secondo l’ampia casistica in materia, più volte sottoposta al vaglio di questo Tribunale – ripetutamente usata, con una abusata tecnica redazionale “a stampone” dal medesimo Comitato in numerosissimi casi analoghi, come tale doppiamente inspiegabile e tanto più sorprendente. Si tratta, infatti, di valutazione proveniente da organo tecnico-amministrativo di cui fanno parte giudici provenienti dalle diverse magistrature, avvocati dello Stato, dirigenti statali, ufficiali medici superiori e qualifiche equiparate della Polizia di Stato, funzionari medici delle amministrazioni dello Stato: cioè quello che dovrebbe essere il fior fiore delle capacità e competenze in materia di procedimenti amministrativi e scienze medico-legali. Come tale, esso Comitato dovrebbe assicurare al cittadino il massimo grado di rispetto dei fondamentali canoni di buona azione amministrativa di carattere discrezionale, in termini di motivazione, adeguatezza istruttoria, logicità, imparzialità e trasparenza” e ha disposto che  “in relazione al reiterato comportamento del Comitato di Verifica Cause di Servizio, denotante grave negligenza nell’esame del caso, il Collegio trasmette copia della presente sentenza al Sig. Ministro dell’Economia e delle Finanze, al Sig. Capo di Gabinetto dello stesso Ministro, nonché – in relazione al ricorrente contenzioso che il predetto comportamento del Comitato di Verifica ingenera, con i conseguenti esborsi a carico dell’erario per oneri processuali, maggiori somme per interessi e quant’altro – alla Procura Regionale Toscana della Corte dei Conti”.

I vizi di legittimità del provvedimento sono legati alla storia lavorativa del militare, alla sua anamnesi e al tipo di patologia contratta, in relazione all'indagine medico legale compiuta dal Comitato di Verifica, affinché questa sia riferibile  e coerente al caso concreto in valutazione.