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Il nuovo accesso agli atti dopo il 23 dicembre 2016: il freedom of information act

Il nuovo accesso agli atti dopo il 23 dicembre 2016: il freedom of information act

Accesso agli atti e FOIA

venerdì 08 settembre 2017

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Immagine: Pixabay.com

Vige nel nostro ordinamento il principio di trasparenza della Pubblica Amministrazione.

Ciò comporta un diritto, per il cittadino, di conoscere e valutare i movimenti della P.A..

A tal fine, la L. 241/1990 prevede il diritto al cittadino di accedere agli atti presso la Pubblica Amministrazione.

Ovviamente, questo non è un diritto su "carta bianca".

Infatti, sussiste in capo alla parte di un procedimento amministrativo che voglia prendere visione degli atti di esso.

Perchè possa fare istanza alla P.A., occorre che sussista in capo al richiedente un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispndente al documento che si richiede di visionare.

Ovviamente, poi, la richiesta va altresì motivata, affinchè venga provata l'estistenza di detto interesse.

La P.A. ha tempo 30 giorni per rispondere al richiedente: nelle more, potrà informare eventuali controinteressati che potranno opporsi all'accesso.

Qualora, invece, questo termine decorresse senza risposta da parte della P.A., l'istanza si intenderà respinta (cd. silenzio rigetto) e il cittadino potrà tutelarsi nanti al TAR.

Quindi, è evidente che il diritto di accesso agli atti previsto dalla L. 241/1990 è piuttosto limitante.

Dal 23 dicembre 2016, invece, è previsto un ulteriore ed innovativo tipo di accesso.

Il cd. accesso agli atti generalizzato, introdotto con il FOIA (Freedom of Information Act, D. LGS. 97/2016) infatti, non richiede un interesse concreto e diretto, ma consente a chiunque, anche per mera curiosità, di avanzare un'istanza alla P.A. per l'accesso a documenti.

Unico limite è il diritto al rifiuto dell'Amministrazione proveniente da un ordine superiore o da esigenze di tutela della privacy.

La nuova istanza è totalmente gratuita e può essere avanzata direttamente all'Amministrazione che si presume detenga i documenti di interesse.

In caso di rifiuto, il richiedente potrà fare ricorso al responsabile anticorruzione o al difensore civico entro 20 giorni.

Se, invece, il rifiuto viene presentato a tutela della privacy, il richiedente potrà ricorrere al Garante della Privacy entro 10 giorni